CAST TECNICO ARTISTICO:
Regia: Mike van Diem
Soggetto: tratto dall'omonimo romanzo di Ferdinand Borewick
Sceneggiatura: Mike van Diem, Laurens Geels, Ruud van Megen
Fotografia: Rogier Stoffers
Costumi: Jany Temine
Musica: Paleis van Boem
Montaggio: Jessica de Koning
Aiuto regia: Pieter Walther
Produzione: Laurens Geels per First Floor Features
Distribuzione: Filmauro
Origine: Belgio, 1997
Durata: 124' |
PERSONAGGI E INTERPRETI:
Katadreuffe: Fedja van Huet
Deverhaven: Jan Decleir
Joba Katadreuffe: Betty Schuurman
De Gankelaar: Victor Low
Lorna te George: Tamar van den Top
Jan Mann: Hans Kesting
Rentenstein: Lou Landré
Stroomkoning: Bernard Droog
De Bree: Frans Vorstman
Schuwagt: Fred Goessens |
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novembre ore 18.10: arrivo trafelato al cinema Trianon e scopro
che Character è stato sostituito dal film Salvate il soldato
Ryan. Spielberg scalza Van Diem occupando ben due sale nello stesso
cinema. Il premio Oscar come miglior film straniero non ha impedito
a Character di essere proiettato in tutta Roma solamente nel cinema
Intrastevere in una saletta con venti posti dopo appena due settimane
di programmazione. Character non rischia certo di essere definito
un film "carino", aggettivo spesso usato per definire
film piatti, superficiali, non medi ma mediocri da coloro che ne
colgono la piattezza.
Perché? Perché è un film che narra una storia
forte, vera, dura: Dreverhaven implacabile ufficiale giudiziario
nella Rotterdam degli anni '20, "mette incinta" la sua
cameriera, le propone di sposarla e riceve un rifiuto. Reagisce
rifiutando a sua volta di riconoscere il figlio che porterà
il nome della madre, Katadreuffe.
Il film inizia con un alterco tra Dreverhaven e Katadreuffe. Il
giorno dopo Dreverhaven viene trovato morto. Il figlio bastardo
arrestato come primo sospettato, in questura decide di ripercorrere
la sua vita all'inseguimento del padre.
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I
tre personaggi principali costituiscono i tre cardini drammaturgici
del film:
1) La madre decide di non diventare moglie probabilmente perché
odia Dreverhaven, il boia dei poveri, l'implacabile esecutore della
legge, in particolare di tanti sfratti che lasciano sulla strada
centinaia di diseredati. La madre risponde al figlio bambino che
chiede del padre assente con un secco "non abbiamo bisogno
di lui". I suoi silenzi esprimono indirettamente il risentimento
verso il figlio che le ricorda l'esistenza di Dreverhaven.
2) Il padre è divenuto leggendario per il suo coraggio nel
comunicare gli atti giudiziari (si tuffa in acqua per essere salvato
dalla nave che insegue e consegna al capitano che lo salva l'atto
giudiziario). In realtà il suo coraggio è tedio per
la vita, privo di qualunque implicazione etica e morale, un'indifferenza
pericolosa che si traduce in un efficientismo spietato e crudele
perché derviva da che produce la sua crudeltà nel
far rispettare la legge.
3) Katadreuffe insegue il padre sin da bambino; portato in questura
per un piccolo furto asserisce di chiamarsi Drevenhaven: il padre
arriva e dichiara di non aver mai visto il bambino. Da quel momento
la vita di Katadreuffe è al tempo stesso rimozione e sfida
continua del padre rifiutante. Da adulto inconsapevolmente contrae
un debito con la banca del padre che diverrà suo implacabile
esattore. Una volta estinto il debito ne contrae un secondo per
sfidare Dreverhaven come se non potesse separarsi da lui. Grazie
alla sua posizione di creditore, il padre ha il figlio nelle proprie
mani; i due non si frequentano, non si parlano, Katadreuffe vive
ai limiti della miseria per estinguere il suo debito. È un
rapporto padre/figlio molto forte proprio perché rimosso.
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Katadreuffe forse perché
figlio rifiutato sembra incapace di accettare qualcosa dagli altri e quindi
incapace anche di donare. Ed è infatti incapace di accorgersi dell'amore
che prova per lui una sua giovane collega. Katadreuffe si dedica solo
al lavoro e allo studio. Diventare avvocato è l'unico scopo della
sua vita, vita che decide di non aprire all'amore per una donna. La freddezza,
i silenzi della madre producono un individuo che vuole solo vendicare
se stesso.
Dreverhaven, dopo più di venti anni, chiede nuovamente la mano
della madre di Katadreuffe e riceve l'ennesimo rifiuto. Ha strozzato il
figlio "per nove decimi" (il decimo che gli ha lasciato ha reso
più forte Katadreuffe), la madre lo implora di non tormentarlo
più ma Dreverhaven dopo il rifiuto minaccia di strozzarlo anche
per l'ultimo decimo.
La madre muore: questa è probabilmente la chiave rivelatrice del
film. Katadreuffe diviene avvocato, affronta il padre per l'ultima volta,
non vuole più avere niente a che fare con lui. Dreverhaven afferma
di non aver tormentato il figlio, ma di aver collaborato, solo collaborato.
I due si picchiano. Il padre si suicida e lascia in eredità tutti
i suoi beni al figlio. Nel testamento per la prima volta si rivolge a
Katadreuffe con l'appellativo di padre.
La morte della madre suggella la fine del tormento paterno. Scomparsa
la madre la sfida finisce: tormentare il figlio è stato un modo
per tormentare la madre. Character è un film sul rifiuto, sulla
rimozione del rifiuto. La madre rifiuta Dreverhaven, Dreverhaven rifiuta
di riconoscere il figlio, Katadreuffe rifiuta di vivere l'amore, rifiuta
di vivere per divenire avvocato e vendicarsi del padre. In realtà
punisce se stesso. Character ci ricorda come chi subisce un danno è
pericoloso perché punisce non il colpevole ma chi colpevole non
è.
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