Tazebao

Cari Colleghi, Vi propongo un triste ma utile passatempo:

Prendete i Cud o 101 che vi ha rilasciato l’ufficio, diciamo quelli degli ultimi cinque o sei anni.
Fatto ? Bene.

Incollateli, con abbondante colla vinilica e in ordine cronologico, su un pannello di cartone delle misura giusta, in modo da poterne avere una visione d’insieme.
Fatto ? Bene.

Adesso prendete in esame il reddito imponibile, i contributi versati, le imposte pagate.
Fatto ? Bene.

Credo che la maggioranza di voi potrà constatare il seguente andamento delle cifre:

a) progressiva diminuzione dei redditi imponibili, nonostante l’inclusione delle trasferte

b) progressivo aumento dei contributi versati,

c) aumento delle imposte versate,

d) costante e sensibile diminuzione degli introiti netti

Questi amari dati di fatto dovrebbero indurci a qualche riflessione: dovremmo chiederci se quanto abbiamo fatto, o accettato passivamente che altri facessero per la nostra categoria. sia stato un bene per noi tutti.

Abbiamo tollerato passivamente che i nostri rimborsi spese, cui tanto teniamo, anziché essere aboliti e sostituiti da un adeguato compenso della prestazione professionale, come succede nel resto del mondo, fossero lasciati fermi per otto anni, e solo ora, forse, se ne intravede l’uscita dal tunnel.

Abbiamo tollerato passivamente, anzi sollecitato, una contrattualizzazione del rapporto di lavoro che ci ha ulteriormente penalizzati..

Il nostro non-orario di lavoro è restato tale e quale in omaggio ai principi della flessibilità e, proprio per tale flessibilità, non ci viene riconosciuto neanche il diritto al buono-pasto.

Da qualche anno sono applicato ad Olbia, prima percepivo anche la percentuale della sede di applicazione, adesso, grazie ai contratti, non più. Però effettuo una prestazione di lavoro assolutamente uguale a quella del passato, pur venendo pagato meno.

Ma noi, categoria di cuori contenti, impieghiamo le nostre energia per inseguire una riqualificazione che non ho ancora capito cosa ci darà di così gratificante oltre alla soddisfazione, veramente magra, di permettere ad alcuni colleghi, se ne avranno il coraggio, ma lo avranno, di sentirsi un po’ più importanti di altri per via di un C3 o C2 di peso irrisorio in termini di carriera e prestigio interno ed esterno all’ufficio e di ancor più scarso peso economico.

Ci siamo stracciati le vesti per la convenzione tra Ministero e Poste s.p.a. e siamo riusciti anche a spendere un giorno di sciopero, degno di miglior causa, per combattere qualcosa di invincibile: il progresso tecnologico.

E’ una lotta paragonabile a quella di chi effettuava trasporti con i carri trainati dai cavalli per cercare di impedire l’affermazione della macchina a vapore e la diffusione del trasporto su rotaia, gli avversari del treno hanno tentato di tutto e diffuso le teorie più assurde pur di cercare, inutilmente, di difendere le proprie prerogative.

Ovviamente il progresso tecnico ha prevalso e così è stato anche per quanto riguarda noi.

Le convenzioni tra pubbliche amministrazioni e le Poste, in materia di notifiche (il c.d. SIN, Sistema Integrato della Notifica) e di recapiti postali sono molto diffuse.

Una breve ricerca su internet permette di verificare l’estensione del fenomeno convenzioni tra le Poste e le più svariate amministrazioni, dai Comuni alle esattorie solo per citare i primi a saltare agli occhi, la spiegazione del successo sta nei vantaggi che il servizio offre.

Le caratteristiche salienti comuni al SIN sono le seguenti:

L’ente richiedente deve limitarsi ad inviare per via telematica alle Poste un file contenente i dati dell’atto da notificare unitamente agli estremi necessari al recapito, neanche poi tanti vista la conoscenza capillare del territorio in possesso agli agenti postali. Non dimentichiamo che chiunque può avere cento motivi per rendersi irreperibile all’Ufficiale Giudiziario ma ne ha mille per rendersi reperibile al postino e questi può sfruttare le sue conoscenze anche nel momento in cui si tratta di recapitare un plico poco gradito.

Le Poste gestiscono direttamente le notifiche e l’informazione sugli esiti,

° la stampa e l’imbustamento degli atti,

° la gestione degli eventuali incassi,

° la rendicontazione elettronica degli esiti delle notifiche non appena effettuate,

° l’archiviazione elettronica e cartacea di tutti i documenti relativi all’atto da notificare.

Le Poste provvedono a tutto questo e si impegnano a recapitare ogni atto entro i dieci giorni lavorativi successivi a quello in cui gli è pervenuto il documento telematico. Sono previste penalità per ogni ritardo.

Ogni sette giorni lavorativi le poste forniscono alle amministrazioni i dati relativi agli atti pervenuti e ogni quindici giorni il riepilogo degli esiti delle notifiche richieste nella quindicina precedente, oltre alla rendicontazione dei pagamenti ricevuti per gli eventuali avvisi di pagamento.

E’ previsto l’invio, sotto forma di immagine, degli atti in anteprima rispetto al cartaceo.

Il costo base del servizio è di €. 10,69, soggetto a sconti fino al 5,50% a seconda dei volumi di atti da notificare (oltre i due milioni di atti).

Voi continuereste a brigare con i soliti Ufficiali Giudiziari che per forza di cose hanno i loro tempi di lavoro, devono registrare a mano gli atti, passarseli dall’uno all’altro se vi sono più destinatari, hanno i loro problemi di organico e di disorganizzazione, sia pure indipendenti da loro responsabilità? Io no, io ente o amministrazione, preferirei pagare qualcosa in più ed esternalizzare, come si dice adesso.

Noi possiamo continuare, con la lungimiranza che ci contraddistingue, veramente scarsa, a voler vedere non la notifica in sé e la necessaria qualità di un servizio, ma solo gli spiccioli della trasferta che ce ne vengono, tra breve non vedremo più né l’una né, soprattutto, gli altri, ingenuamente travolti da un progresso tecnologico, ampiamente prevedibile, che rende superfluo il nostro correre di qua e di là, non accompagnato da qualità e completezza di servizio.

Allora ripeto per l’ennesima volta la mia opinione: l’ Ufficiale Giudiziario non può e non deve essere ridotto ad un burocrate, anzi addirittura premiato con miseri riconoscimenti economici e di carriera quanto più si avvicina all’arcaico archetipo burocratico-ragionieristico-contabile.

L’Ufficiale Giudiziario deve essere valorizzato nella sua capacità di produrre una realizzazione di qualità del servizio giuridico richiesto dal cittadino utente, a due passi dall’ufficio o a cento chilometri di distanza, che siano necessari dieci minuti o dieci ore per eseguire l’atto, senza essere pressati dall’idea, sconvolgente se spiegata adeguatamente all’utente destinatario del servizio, che, se riesco a compiere, indipendentemente dall’esito, dieci atti nello stessa mattina guadagno dieci volte di più che facendone bene uno solo nello stesso tempo.

Quindi, cari colleghi, martelliamoci nella testa il concetto che il servizio e la sua qualità sono una cosa, il rimborso spese un’altra.

La convenzione con le Poste ci vede battuti proprio sotto questo profilo, in quanto incapaci, sia pure non per nostra colpa, di curare la qualità complessiva del servizio.

Allora spremere lacrime sulla firma della convenzione pensando alle trasferte che ci verranno in meno è la cosa più stupida che si possa fare, lamentare ipocritamente sprechi di pubblico denaro mi pare anche peggio infatti qualunque esempio di convenzione base dimostra che le Poste fanno pagare più cara la loro prestazione ma forniscono un servizio non paragonabile al nostro per affidabilità, completezza e semplicità e tale da giustificare una maggiorazione del prezzo.

Infatti come abbiamo visto le Poste non si limitano a prendere un pezzo di carta, registrarlo da qualche parte per poi andare a consegnarlo senza, per ipotesi, poter garantire una tempestiva restituzione solo perché chi dovrebbe scaricare l’atto e metterlo in restituzione ha dovuto fare altro o non c’è fisicamente e chi recapita gli atti deve anche avere il tempo di scaricarli e restituirli.

Potete rispondermi che moltiplicando il personale (e quindi i costi!) i preposti ai servizi (quanti C2 e C3!) e magari inasprendo le sanzioni disciplinari si può ottenere risultati vagamente migliori e a costi pari o superiori. Purtroppo la telematica e altre filosofie organizzative rendono obsolete le nostre notifiche e portano ad un calo delle nostre benedette trasferte.

Io non mi vergogno a dire che desidero guadagnare molto di più e che si deve lottare, apertamente anche per quello, ma i fatti (e i CUD) ci danno torto e ci dimostrano che siamo sulla strada sbagliata.

Pino Lobrano

 

 

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